MARIELLA MILANI

Una Voce autorevole nella Moda
Mariella Milani
Foto autorizzata da Mariella Milani per la pubblicazione

Oggi su B-log abbiamo l’onore di ospitare Mariella Milani, una figura d’eccezione nel mondo del giornalismo e della moda. Con una carriera professionale che ha avuto inizio nel 1976, Mariella Milani ha trascorso ben 33 anni alla Rai, distinguendosi come una delle prime donne a condurre il TG2. Durante questo lungo percorso, ha ricoperto diverse importanti posizioni, quali inviata speciale di cronaca, capo redattrice, autrice di reportage, nonché responsabile di rubriche quotidiane e settimanali. La sua vocazione l’ha portata anche a essere una coraggiosa cronista d’assalto, affrontando temi delicati come le guerre di mafia e la difesa dei diritti dei cittadini e dei minori. Attraverso il suo lavoro instancabile, ha gettato luce su aspetti oscuri della società, come la pedofilia, la microcriminalità e la violenza.

 

Dal 1994 Mariella Milani ha ampliato i suoi orizzonti diventando una stimata cronista di moda. Con uno sguardo attento e una pungente vena ironica, ha raccontato il mondo della moda da città come New York, Parigi, Londra, Milano, Firenze e Roma. Ha analizzato il sistema moda da angolazioni economiche, sociologiche e culturali, trasmettendo al pubblico un punto di vista unico. Dopo la sua esperienza in Rai, ha abbracciato il mondo digitale, utilizzando i social media come strumento interattivo per instaurare un dialogo con i protagonisti del Made in Italy e con i giovani. I suoi podcast su Spotify godono di un seguito numeroso e affezionato, e personalmente rappresentano per me una fonte quotidiana di ispirazione, riflessioni e di piacevole compagnia.

 

Vorrei iniziare questa intervista ringraziando Mariella Milani per la sua disponibilità, ed esprimendole il mio apprezzamento come sua accanita lettrice e ascoltatrice.

 

INTERVISTA

 

A partire dal ‘94, su richiesta dell’allora direttore del TG2 Clemente Mimun, le fu affidata l’ultima parte del telegiornale dedicata ai settori che rappresentavano la creatività italiana: il cinema, il teatro e la moda. Fino ad allora si era occupata di guerre di mafia, di cronaca e di diritti civili. Com’è riuscita a dedicarsi ad un ambito così distante con così tanto impegno, dedizione e successo?

Penso che il giornalismo sia anche la capacità di narrare, studiare e in qualche modo affrontare le tematiche che investono la vita di tutti i cittadini, e sicuramente la moda è un settore molto meno effimero di quanto si pensi, quindi lo si può raccontare da un punto di vista economico, sociologico e di costume. L’abito è uno strumento di comunicazione potentissimo. Attraverso il vestito che indossi, racconti in qualche modo chi sei, il tuo stato d’animo e quello che in quel momento stai rappresentando. Può essere strumento di seduzione e di potere. Per me è stato interessante esplorare, scoprire e raccontare questo mondo.

 

Ascoltando i suoi podcast, lei ha detto che gli anni d’oro della moda sono già passati. Può confidarci quali sfilate rappresentano secondo lei l’emblema degli anni d’oro della moda?

Assolutamente sì. Sono stati un periodo epico, speciale, irripetibile, in cui abbiamo anche perso dei grandi geni del ‘900, come Yves Saint Laurent e Gianfranco Ferrè, che hanno fatto e contribuito a scrivere la storia della moda. Ricordo la sfilata Haute Couture di John Galliano nel 1998 per Dior a Parigi. Galliano rappresentò e raccontò l’immaginario della Marchesa Casati, una grande ed eccentrica italiana. Quella sfilata fu un evento incredibile che poi ho raccontato anche nel mio libro Fashion Confidentialin cui parlo anche delle sfilate di Gianfranco Ferrè, di Giorgio Armani e dell’estetica del brutto sdoganata e lanciata da Miuccia Prada, che è sempre stata un’anticipatrice di costumi e che è forse la designer attualmente più visionaria del panorama del fashion system. 

 

In un suo intervento su Instagram di qualche mese fa, a proposito dell’uso dell’Intelligenza Artificiale nella generazione di immagini fittizie, come ad esempio la foto di Papa Francesco con un piumino Moncler; lei ha sollevato il problema della difficoltà di distinguere, perfino dalle foto, la verità dei fatti dalle fake news. Secondo lei la crescente manipolabilità tecnologica dei dati renderà più importante o meno importante il lavoro giornalistico di ricerca della verità? È possibile che in futuro la verità divenga solo ciò che è di moda dire, ciò che fa tendenza?

Le immagini hanno una veridicità e una violenza terapeutica più forte della parola, pensiamo alla foto del bambino siriano fra le braccia dell’uomo che lo aveva trovato morto in riva al mare, foto davvero straziante, o all’immagine di quel giovane davanti al carro armato in Cina; pensiamo alle tante immagini di Marylin Monroe che hanno fatto la storia. L’immagine è spesso più forte della parola. Nonostante questa premessa, penso che l’intelligenza artificiale non potrà mai sostituire la sensibilità e l’intelligenza dell’uomo. Molti mestieri potranno subire delle riduzioni del Personale e tante attività potranno essere svolte dalle macchine. Credo comunque che non si debba mai sottovalutare l’intelligenza di chi legge e di chi ascolta, anche se viviamo in un periodo in cui la superficialità purtroppo regna sovrana. Umberto Eco disse che i Social avevano dato la parola e sdoganato legioni di imbecilli, però io penso che la gente capisca qual è la differenza tra chi è autentico e chi non lo è. Bisogna avere fiducia nella capacità delle persone di capire dove sta la verità. Spero e mi auguro e sono convinta che la qualità e l’autenticità avranno la meglio.

 

Mi è capitato più di una volta di vederla alle sfilate di AltaRoma. Quest’anno non si è tenuta la fashion week estiva romana a causa della liquidazione della società, richiesta dalla Regione Lazio. Alla luce anche di questo episodio, come vede il futuro di Roma nella moda? Le sembra che ci siano in questa città le capacità e le risorse che caratterizzano le capitali della moda, oppure no?

Io purtroppo credo che Roma, dopo qualche tentativo, abbia perso l’occasione di crearsi e di ritagliarsi veramente uno spazio incisivo nel mondo della moda. Bisognerebbe pensare ad un evento in cui ci sia tutto il meglio della grande bellezza di Roma, e che sia legato al turismo, allo stile di vita, al cibo e anche a quello che la città ha rappresentato e che può rappresentare. Credo che AltaRoma non abbia più ragione di esistere. Milano è la capitale del prêt-à-porter, Parigi continua ad essere il regno dell’Alta moda, Firenze il regno dell’industria e Roma doveva essere la capitale per i nuovi talenti. Una missione però che non è stata raggiunta, un’occasione perduta.

 

Crede che il settore della moda dia oggi esempio di riconoscimento del talento e del valore delle donne? Pensa ad esempio che la carriera di Maria Grazia Chiuri in una maison come Dior sia la dimostrazione di un cambiamento in questo senso? Oppure è solo una delle tante eccezioni nella storia di un mondo dominato per lo più da figure maschili?

Sono convinta che per le donne la strada della parità sia ancora tutta in salita e la ragione sta prevalentemente in una cultura machista dura da sconfiggere. I tanti casi di violenza sessuale segnalati dalla cronaca sono un esempio evidente. Non bastano dunque successi come quello di Maria Grazia Chiuri o di una manager come la Bellettini, che grazie al loro talento sono riuscite ad emergere. Non c’è dubbio che si tratti di segnali importanti ma resta il fatto che per le donne, gli esami siano più duri.

 

Può rivelarci qualche progetto futuro a cui sta lavorando?

Ho scritto un libro, ho tante idee in mente, vediamo se riuscirò a realizzarle. Io mi reinvento sempre. La vita è un’altalena, io la vivo sempre morendo e rinascendo, la mia parola d’ordine è “avanti tutta”. Quando sono sbarcata su Instagram non pensavo che avrei raggiunto gli oltre 100 mila follower, poi invece ho conquistato e costruito una community di persone che mi seguono e interagiscono con me, perché se qualcuno mi scrive, io rispondo sempre, salvo quando mi sfugge una domanda. Alla fine rispondere a tutti paga, perché la gente capisce chi c’è dall’altra parte.

Silvia Solazzo

Autrice dell'intervista a Mariella Milani

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