VIVIENNE WESTWOOD

I segreti di una rivoluzionaria.
Foto pubblicata in quanto in possesso di Licenza

In un precedente articolo abbiamo cercato di mettere a fuoco il legame fecondo tra le figure dello stilista, oggi direttore creativo, e del costumista. Seppur appartenenti a due ambiti distinti, le loro attività e competenze hanno molti punti in comune e spesso la loro collaborazione ha prodotto vere rivoluzioni nella storia della moda. In questi ultimi giorni del 2022 un personaggio in particolare ripropone questo tema con la sua storia e le sue innovazioni; Vivienne Westwood.

 

Nata l’8 Aprile 1941, con il nome di Vivienne Isabel Swire, in un piccolo villaggio del Derbyshire, nel cuore dell’Inghilterra, da una modesta famiglia della classe operaia tessile.

A 17 anni si trasferisce a Londra con tutta la famiglia. Qui si appassiona presto all’arte e al design, frequenta la scuola di oreficeria e moda alla Harrow School of Art, ma la abbandona presto. Diventa insegnante e nel tempo libero realizza abiti e gioielli.

Nel ‘62 a 21 anni sposa Derek Westwood, uno steward di bordo, che faceva anche il fotografo di pose erotiche. Prenderà definitivamente il suo cognome e avranno un figlio di nome Benjamin. In occasione del matrimonio disegnerà il suo abito da sposa. Il loro matrimonio durerà poco. 

 

All’inizio degli anni ’70 Vivienne conosce Malcolm McLaren, manager della punk band Sex Pistols. Aprono insieme la boutique SEX nel quartiere Chelsea di Londra

Producono le t-shirt della band che diventano presto icone della moda punk. Le sue creazione divennero il simbolo del movimento punk, approvato anche dalla band Sex Pistols, che si distingueva per il look aggressivo caratterizzato da maglioni bucati, spille, borchie, t-shirt tagliate che riportavano immagini provocatorie, i pantaloni erano decorati con catene e cinghie, inoltre il cuoio e la gomma vennero introdotti come materiali non convenzionali.

 

Nel 1971, la coppia apre al 430 di King’s Road un negozio, destinato a diventare una fonte d’ispirazione per chi cercava uno stile eccentrico e al limite: Let it Rock. Gli abiti da teddy boy, ispirati al passato, esprimevano la cultura giovanile e ribelle, proponendo indumenti neri di pelle e cerniere di impronta motociclista. All’interno di questi piccoli negozi Vivienne inizia a proporre le sue prime creazioni da stilista, rendendo l’abbigliamento fetish trendy. Questo periodo della sua vita fu un momento di svolta durante il quale iniziò a reinterpretare in modo provocatorio e originale i capi must della cultura britannica, affermandosi come una protagonista della moda inglese. Il negozio prese diversi nomi nel corso degli anni, seguendo l’evoluzione stilistica di Vivienne: nel 1972 Too fast to live too young to die, nel 1974 SEX per lo stile sexy e feticista, in seguito Seditionaries e infine World’s End, rimasto fino ad oggi e conosciuto per la celebre insegna con l’orologio che gira al contrario.

 

Nel corso del tempo la sua ricerca creativa si estese dalla moda giovanile di strada, a una generale rivisitazione della storia della moda e del costume. La prima sfilata della Westwood a Londra è del marzo 1981, con la collezione Pirate, ispirata a elementi del XVII-XVIII secolo, in cui ripropone per la prima volta nella moda contemporanea il corsetto e il faux-cul, elementi di sartoria che sembravano ormai sepolti in un tempo lontano. C’è già quel romanticismo vittoriano che segnerà gran parte della sua carriera. È del 1982 la collezione Savage, ispirata a un look tribale, con tessuti grezzi, cuciture non ridefinite. Un anno dopo debutta a Parigi con la collezione Autunno-Inverno Buffalo Girls (Nostalgia of Mud) del 1982-1983. Le Buffalo Girls, ispirate alle donne peruviane, indossavano gonne, sottovesti, borse a tracolla per neonati, felpe con cappuccio, tessuti tagliati in modo rude. Questa sfilata la lancia immediatamente nelle riviste della moda internazionale. 

 

Nel 1989 la stilista insegna Fashion Design alla Vienna School of Applied Art. Lì incontra lo studente austriaco Andreas Kronthaler che in breve tempo diventa suo marito e partner negli affari. Insieme a lei assume la direzione artistica del marchio. Nel 1991 la stilista vince il British Fashion Award come stilista dell’anno. 

 

Dall’inizio del nuovo millennio, Westwood ha costruito un brand con negozi in tutto il mondo e linee distinte di maglieria, accessori e profumi, a all’insegna dell’attivismo politico e sociale. Il 2005 segna la piena adesione di Vivienne al movimento Liberty per la difesa dei diritti civili, con la creazione delle t-shirt da collezione con lo slogan “I’m not a terrorist, please don’t arrest me”, ispirate all’uccisione dell’uomo innocente Jean Charles de Menezes a Londra, per denunciare la legislazione antiterrorismo e contrastare il sentimento antislamico dominante. Ha anche lanciato Climate Revolution alle Paralimpiadi di Londra del 2012 per affrontare il cambiamento climatico, e la sua sfilata Red Label Autunno/Inverno 2015 è dedicata alle battaglie contro il cambiamento climatico, dopo la sua adesione al Green Party. Negli ultimi 20 anni ha espresso in molte collezioni dai titoli paradigmatici (Propaganda, Active Resistance, ecc.) il suo dissenso nei confronti dei governi occidentali. 

 

Muore nel 2022 a Clapham all’età di 81 anni. Oggi viene ricordata soprattutto come la stilista del punk e dei diritti civili, ma il suo tratto distintivo, che forse l’ha resa più innovativa e provocatoria, è la sua consapevolezza storica, analoga a quella di un costumista, capace di far rivivere un’epoca nei capi e negli accessori. 

Antonio Ristori & Silvia Solazzo

Autori dell'articolo pubblicato su Vivienne Westwood

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